Cardiopatie e intervento psicologico

Il vissuto di chi soffre di cardiopatie e il trattamento psicologico

Essere vittima di un infarto o ricevere la diagnosi di una malattia cardiovascolare, rappresenta un evento che mette a repentaglio la vita della persona, il suo equilibrio e la sua quotidianità.

Talvolta si parla di sindrome del sopravvissuto: la persona, dopo avere ricevuto la diagnosi o dopo aver fatto ritorno a casa dall’ospedale, in seguito ad un infarto,  inizia ad avvertire un netto distacco, una netta separazione tra ciò che era prima e ciò che è e che sarà a partire da quel momento. Capita di frequente che la persona cardiopatica affermi di non sentirsi più quella di un tempo e che manifesti delle resistenze a voler modificare e accettare i cambiamenti che, la maggior parte delle volte, sono richiesti nello stile di vita e in quello alimentare.

cardiopatie e attacco di cuore
cardiopatie ed emozioni

Emozioni e cardiopatie

La profonda influenza delle emozioni sullo stato di salute del cardiopatico

Quali sono i vissuti psicologici e le emozioni con cui si trova a dover fare i conti la persona cardiopatica?

Di fronte ad una malattia cardiovascolare, le emozioni sperimentate sono: rabbia, ansia e depressione.

Tendenzialmente possiamo assistere a due diverse modalità di gestione di tali emozioni:

  1. Negazione totale della problematica: in questo caso la persona, a maggior ragione se ha una patologia cardiaca asintomatica, si costruisce la credenza che la porterà a convincersi di non avere nessun problema e, pertanto, non è necessario apportare nessuna modifica al proprio stile di vita, tantomeno all’alimentazione. Accade, dunque, che la persona si esponga a comportamenti a rischio quali assunzione di alcolici o abbuffate compulsive. (scopri i rimedi per gestire le abbuffate compulsive)
  2. Somatizzazione e costante ascolto del proprio corpo, alla ricerca di sintomi o problemi: tipico di chi vive e sperimenta disturbi destinati a cronicizzarsi e che finisce col vivere le giornate nel terrore che la malattia possa aggravarsi o provocare morte improvvisa. Il cardiopatico, dunque, può arrivare a interpretare in maniera distorta i segnali che percepisce dal suo corpo e a partire da ciò, modificare drasticamente la sua vita, riducendo al minimo i contatti con il mondo esterno, eccezion fatta per le richieste continue di interventi medici.

Sono numerosi gli studi che testimoniano l’influenza delle emozioni e dei vissuti psicologici negativi in chi soffre di cardiopatie sul suo generale stato di benessere, nonchè sulla sua qualità di vita e che rappresentano un fattore di rischio cardiovascolare. Tale corollario di vissuti ed emozioni, conduce la persona a sperimentare stati di agitazione, tensione, nervosismo, ansia e a essere vittima di disturbi del sonno e disturbi alimentari.

Sia la negazione che il rinchiudersi in sè stessi, pertanto, rappresentano delle modalità potenzialmente pericolose e, proprio a partire da tali premesse, appare di fondamentale importanza integrare il supporto medico-sanitario, con quello psicologico.

Benefici dell'intervento psicologico nelle cardiopatie

Aiutare a vivere il momento presente con consapevolezza, concentrarsi sulle sensazioni e sulle emozioni provate prendendone atto e cercando di mettere in atto dei comportamenti finalizzati alla gestione di ansie, paure e preoccupazioni, sono solo alcuni dei benefici effetti che si ottengono seguendo un percorso psicoterapeutico in presenza di malattie cardiovascolari.

L’intervento psicologico si mostra ancora più utile quando allo scenario emotivo descritto pocanzi si inseriscono, nella vita della persona cardiopatica, disturbi alimentari quali binge-eating, abbuffate compulsive, bulimia, che rendono difficoltoso il processo di adattamento al nuovo stato di salute e al nuovo stile alimentare richiesto. Il cibo, spesso infatti, si trasforma nelle cardiopatie nell’unica fonte di consolazione, nella piccola “oasi di felicità e appagamento” che, però, porta con sè tutta una serie di conseguenze negative: frustrazione, rabbia, malessere fisico e, in alcuni, casi, tensioni familiari dovute ai controlli eccessivi da parte della famiglia, preoccupata per lo stato di salute della persona.

Sono numerose le evidenze scientifiche che testimoniano come le tecniche di rilassamento, di mindfulness e di mindful eating, abbinati al programma di riabilitazione cardiovascolare, contribuiscono a incrementare l’efficacia del programma riabilitativo stesso.

Gli esercizi di rilassamento distensivo-progressivo, così come le tecniche tipiche della mindfulness, consentono di:

  • accettare e prendere consapevolezza delle emozioni e dei vissuti che interferiscono sulla costruzione di un nuovo equilibrio ed un nuovo benessere psico-fisico;
  • imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo, accettarli e saper lasciar andar ansie e preoccupazioni;
  • accettare ed elaborare la malattia, riorganizzando ritmi e stile di vita, anche alimentare.

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