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Bulimia nervosa: cosa è e come fronteggiarla

bulimia nervosa

Bulimia nervosa: cosa è e come fronteggiarla

“Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”

Quante volte davanti a uno specchio avremmo voluto avere la conferma della nostra bellezza e perfezione corporea? Quante volte avremmo voluto che lo specchio ci rispondesse “sei tu” così da stemperare ogni dubbio e incertezza sul nostro aspetto fisico?

A tutti è capitato di non piacersi davanti a uno specchio; ci sono persone, però, che non riescono proprio ad accettare il proprio corpo e vivono così in un perenne stato di conflitto e di non accettazione arrivando a sviluppare un disturbo del comportamento alimentare come la bulimia nervosa.

Cos’è la Bulimia Nervosa?

La bulimia nervosa, detta anche semplicemente bulimia, è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da episodi di alimentazione incontrollata (abbuffate), in cui si consuma una grande quantità di cibo rapidamente: una persona con questo particolare disturbo alimentare, infatti, può consumare fino a 3.400 calorie in poco più di un’ora e fino a 20.000 calorie in otto ore.

Le abbuffate sono seguite da comportamenti compensatori in cui si cerca di compensare all’abbuffata tramite metodi inappropriati come, per esempio, vomito, digiuno prolungato per i giorni successivi, utilizzo di clisteri, uso eccessivo di lassativi e diuretici o esercizio fisico compulsivo.

Il ciclo di abbuffate e comportamenti di compensativi è solitamente ripetuto anche più volte alla settimana in totale segreto e solitudine. Durante questi episodi le persone sono consapevoli del loro problema ma sentono di non essere capaci a fermarsi così che, subito dopo le abbuffate, provano forti sentimenti di colpa e vergogna che per essere attutiti hanno bisogno di mettere in atto i comportamenti compensatori.  

A differenza delle persone che soffrono di anoressia nervosa, in genere coloro che soffrono di bulimia nervosa mostrano un peso corporeo nei limiti di peso normale o di sovrappeso (indice di massa corporea IMC>18.5 e <30). Tuttavia, come chi soffre di anoressia, la persona bulimica teme costantemente di ingrassare, è costantemente insoddisfatta delle dimensioni e della forma del proprio corpo e nutre sempre il desiderio di perdere peso.

Insorgenza e prevalenza

 La bulimia di solito esordisce in adolescenza o nella prima età adulta. Le abbuffate iniziano in genere durante o dopo un periodo di restrizioni dietetiche anche se molteplici eventi stressanti possono precipitare l’esordio del sintomo. Infine, secondi i dati epidemiologici, la bulimia tenda a colpire le femmine più dei maschi (la prevalenza di questo disturbo del comportamento alimentare nel sesso maschile è ancora oggi incerta).

Quali sono le cause Bulimia Nervosa?

Come per molte patologie psichiatriche, le cause della bulimia nervosa sono varie e multifattoriali; non esistono quindi cause certe ma predisposizioni, fattori di rischio e cause precipitanti: non è possibile stabilire con certezza cosa porti a sviluppare il disturbo e cosa invece no. 

Tra le principali cause troviamo:

  • Tendenza all’impulsività in un più generale quadro di disregolazione emotiva.
  • Una storia personale di abusi o traumi
  • Insoddisfazione per il proprio corpo fino ad un vero e proprio disturbo dell’immagine corporea.
  • Scarsa autostima e autoefficacia.

A volte può capitare che, prima dell’esordio della bulimia nervosa, ci sia una fase di anoressia. Nello specifico, dopo una prima fase di restrizione e dieta ferrea, l’ipercontrollo sul peso e sulla propria fame diventa impossibile da mantenere; questo innesca il primo episodio di abbuffata che poi determina il concatenarsi di episodi bulimici.

I ricercatori ritengono, inoltre, che la bulimia nervosa abbia una certa suscettibilità ereditaria dal momento che il disturbo tende a presentarsi con maggiore frequenza in alcune tipologie di famiglie.

Infine, anche alcuni fattori culturali possono contribuire all’insorgenza della malattia. Le donne negli Stati Uniti, per esempio, sono sotto costante pressione per adattarsi a un certo ideale di bellezza che rende difficile sentirsi bene con il proprio corpo.

Oltre alle cause sopradescritte, i ricercatori hanno individuato una serie di fattori di rischio che, se presenti, unitamente alla presenza di particolari eventi stressanti o condizioni di vita, possono favorire la comparsa del disturbo. I fattori di rischio (DSM V, 2014) per lo sviluppo della bulimia nervosa sono:

  • Fattori temperamentali: preoccupazioni riguardanti il peso, bassa autostima, sintomi depressivi, disturbo d’ansia sociale, disturbo iperansioso dell’infanzia
  • Fattori ambientali: internalizzazione dell’ideale di un corpo magro ma anche abusi fisici e/o sessuali subiti in infanzia
  • Fattori genetici e fisiologici: trasmissione familiare e vulnerabilità genetica ma anche obesità infantile e precoce maturazione puberale

Sintomi

La bulimia nervosa compare, nel DSM-5, nel capitolo dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione. Rispetto alla versione precedente (il DSM-IV-TR) i criteri per la diagnosi di bulimia sono diventati meno restrittivi. Se infatti nella precedente versione del manuale, per fare diagnosi, erano necessari due episodi di abbuffate a settimana, con l’uscita del DSM-5 gli episodi bulimici si sono ridotti a uno a settimana.

Nello specifico i nuovi criteri per fare diagnosi di bulimia nervosa secondo il DSM-5 sono:

  1. A) Ricorrenti episodi di abbuffate caratterizzate da:
  • ingestione di cibo superiore alla norma.
  • sensazione di perdita del controllo durante l’abbuffata.
  1. B) Ricorrenti condotte di compenso per prevenire l’aumento di peso come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o attività fisica eccessiva.
  1. C) Le abbuffate e le condotte di compenso avvengono in media almeno una volta a settimana per tre mesi.
  1. D) I livelli di autostima sono eccessivamente collegati alla forma e al peso corporeo.
  1. E) L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di anoressia nervosa.

Oltre a indicare i criteri per la diagnosi di bulimia nervosa il DSM-5 stabilisce diversi livelli di gravità del disturbo. 

Per stimare la gravità si valuta la frequenza con cui si presentano gli episodi bulimici.

  • Lieve: 1-3 episodi di compenso a settimana
  • Moderata: 4-7 episodi di compenso a settimana
  • Grave: 8-13 episodi di compenso a settimana
  • Estrema: 14 o più episodi di compenso a settimana

Cosa fa la bulimia al tuo corpo?

La bulimia nervosa non comporta solo difficoltà nell’alimentazione ma ha ricadute a cascata sull’intero corpo.

Le conseguenze della bulimia nervosa possono essere serie complicanze mediche: l’uso improprio e molto frequente di lassativi o diuretici può causare gravi alterazioni elettrolitiche, complicanze renali e aritmie. Complicanze rare possono essere lacerazioni esofagee, rottura gastrica e, per chi abusa cronicamente di lassativi, sintomi gastrointestinali importanti, e in casi gravi il prolasso rettale. Nelle donne con bulimia nervosa sono spesso presenti irregolarità nel ciclo mestruale o talvolta amenorrea.

Infine non bisogna non dimenticare la possibile concomitanza con altri disturbi, in genere disturbo di abuso di sostanze che può accompagnarsi a un disturbo del comportamento alimentare quale la bulimia e che comporta ulteriori sofferenze e danni per il corpo. Questa concomitanza è davvero molto pericolosa per la salute del soggetto: le persone bulimiche hanno già messo uno stress incredibile sui loro corpi e l’aggiunta di droghe ricreative crea una combinazione pericolosa e letale. Il vomito indotto, combinato con stimolanti, come la cocaina, per esempio, a volte porta ad attacchi di cuore.

Costrutti psicopatologici presenti nella bulimia nervosa

Da un punto di vista psicologico la presenza di bulimia nervosa ha spesso effetti negativi sull’umore (es. tristezza, depressione e sensi di colpa) e sulla propria autostima. Chi soffre di questo disturbo evita le situazioni sociali, soprattutto quando comportano lo stare in tavola con altre persone; inoltre, possono presentarsi difficoltà di concentrazione sul lavoro, frequenti discussioni in famiglia e problemi di coppia, con pesanti conseguenze sull’immagine di sé e sull’autostima.

Esistono, inoltre, delle caratteristiche specifiche di personalità che si riscontrano nei pazienti affetti da tale disturbo dell’alimentazione. Questi aspetti di personalità sono considerati come fattori di vulnerabilità individuale in quanto coloro che ne sono portatori sono più esposti di altri a sviluppare bulimia nervosa:

  • scarso concetto di sé (bassa autostima);
  • scarsa consapevolezza delle proprie emozioni;
  • eccessivo perfezionismo;
  • oscillazione tra comportamenti impulsivi e comportamenti ossessivi;
  • eccessiva importanza attribuita al peso e alla forma corporei.

Gli individui con bulimia nervosa tipicamente si vergognano dei loro problemi con l’alimentazione e tentano di nascondere i sintomi. Inoltre danno molta importanza al peso e alle forme corporee: presentano, infatti, un intenso desiderio di perdere peso, che le porta a pensare costantemente alla dieta e al cibo e a mettere in atto dei comportamenti di compenso o di restrizione alimentare (es. saltare i pasti). Il peso e le forme corporee, per chi è affetto da tale disturbo, rappresentano i fattori principali su cui è basata la propria autostima.

Come detto sopra, le abbuffate avvengono generalmente in solitudine e continuano finché l’individuo non si sente sgradevolmente o dolorosamente pieno (“Mi sento pieno da star male”).

Chi si abbuffa, generalmente, non mangia con tranquillità, ma ingoia grandi quantità di cibo di ogni tipo (es. biscotti, patatine, salumi, caramelle, dolci), molto in fretta e senza piacere; durante o immediatamente dopo ogni abbuffata può comparire un forte senso di colpa. L’antecedente più comune a un’abbuffata è un’emozione negativa.

Altri fattori scatenanti sono condizioni interpersonali stressanti, restrizione dietetica, emozioni negative correlate al peso, alle forme del corpo e al cibo. Le abbuffate hanno spesso la funzione di minimizzare o attenuare nel breve tempo i fattori che hanno scatenato l’abbuffata, ma l’autosvalutazione e l’angoscia conseguenti, all’interno di un circolo vizioso, non fanno altro che perpetrare il disturbo.

Trattamento

Esistono più tipi di trattamento per la bulimia nervosa, ciascuno focalizzato su aspetti specifici del problema e su modalità proprie di intervento.

La terapia cognitivo-comportamentale ha lo scopo di aiutare chi soffre di bulimia a identificare e modificare alcune modalità di pensiero problematiche che favoriscono la comparsa e il mantenimento della patologia alimentare, a imparare a gestire il sintomo e a sostituirlo con pensieri e comportamenti più adeguati e funzionali. Ha, inoltre, il preziosissimo compito di aiutare la persona che soffre di tale disturbo a conoscere le proprie emozioni negative e a gestirle non solo attraverso il cibo.

In letteratura scientifica è stata ampiamente documentata l’elevata efficacia della terapia cognitivo-comportamentale (CBT) nel trattamento della bulimia nervosa tanto da risultare la tecnica di elezione per il trattamento di tale patologia alimentare. In particolare studi di efficacia riportano che il trattamento cognitivo-comportamentale determinerebbe un decremento nei comportamenti di abbuffata, vomito e abuso di lassativi.

Il trattamento cognitivo-comportamentale della bulimia può prevedere colloqui di valutazione diagnostica, può essere strutturata individualmente o in gruppi psicoterapeutici su aspetti specifici della patologia o con colloqui di supporto ai familiari; spesso si affianca alla terapia farmacologica nel controllo delle abbuffate (fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina e citalopram) e si avvale della collaborazione di dietisti e nutrizionisti allo scopo di modificare le abitudini nutrizionali scorrette attraverso il monitoraggio quotidiano dell’alimentazione. In alcuni casi si rende necessario un eventuale invio presso strutture di ricovero pubbliche o private.

Il trattamento prevede diverse fasi: nelle fasi iniziali il trattamento si focalizza sulla normalizzazione del peso e sull’abbandono dei comportamenti di controllo dello stesso; successivamente tende ad aiutare la persona a migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali, modificando l’idea che il peso e le forme corporee costituiscano il principale fattore in base al quale stimare il proprio valore personale.

L’ultima fase del lavoro terapeutico integrato si basa sulla prevenzione delle ricadute e sul mantenimento dei risultati raggiunti durante il trattamento.

Il trattamento psicoterapeutico a orientamento sistemico-relazionale si affianca spesso alla terapia cognitivo-comportamentale nel trattamento della bulimia nervosa e presuppone che sia la famiglia a essere sottoposta al trattamento poiché interviene sul problema alimentare attraverso la modificazione delle relazioni familiari problematiche all’interno del sistema familiare stesso.

Nei casi più gravi può rendersi necessario un ricovero ospedaliero che ha come principale obiettivo il ripristino di una condizione di stabilità corporea. In particolare, si cerca di gestire e controllare il riflesso del vomito che, dopo che si vomita più e più volte al giorno per un certo periodo, diviene un riflesso automatico a seguito di ogni ingestione di cibo. Se, inoltre, oltre al disturbo alimentare è presente anche un disturbo da abuso di sostanze, all’interno del contesto ospedaliero si cercherà di favorire anche la disintossicazione dalle sostanze.

L’esito ideale del trattamento è il ripristino della salute fisica e dei normali schemi alimentari. La bulimia tuttavia rimane una condizione difficile da curare: molte persone migliorano ma, in alcuni casi, le ricadute possono ripetersi di volta in volta nel corso della loro vita in concomitanza di eventi emotivamente stressanti. Inoltre, alcune persone che sono considerate guarite continuano a manifestare schemi alimentari non del tutto adeguati per tutta la vita.

In generale però le prospettive per le persone con bulimia sono positive sebbene la ricerca debba fare ancora dei passi avanti sulla conoscenza di questo disturbo.

Prevenzione

Poiché la causa della bulimia non è ancora nota, è difficile parlare di prevenzione. Tuttavia, un aspetto sul quale si potrebbe e si dovrebbe lavorare riguarda il fattore culturale secondo cui una donna, per essere considerata bella e attraente, deve rispettare determinati canoni di bellezza che sono molto lontani dalla realtà.  Poiché la bulimia nervosa è un disturbo che insorge prevalentemente in adolescenza, genitori e tutti quelli che lavorano a stretto contatto con gli adolescenti dovrebbe prestare molta attenzione a tutti quei segnali di disagio riguardo l’aspetto fisico e il peso corporeo che, in alcuni casi, possono rappresentazione l’inizio di insorgenza del disturbo. Al tempo stesso di dovrebbe discutere sui canoni di bellezza imposti dalla società odierna che spesso mettono a dura prova l’autostima dei giovani: cercare di far capire quali sono i valori importanti da mostrare che si discostano dall’aspetto puramente fisico può essere un modo per spostare l’attenzione degli adolescenti dal proprio corpo ad altri aspetti.

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Dott.ssa Simona Lauri

Psicologa, Psicoterapeuta e Coach Alimentare at Benessere Pratico
Ideatrice del Training Alimentare Integrato, offre aiuto a chi è in lotta col cibo a ritrovare l’equilibrio.
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Dott.ssa Simona Lauri
Psicologa, Psicoterapeuta e Coach Alimentare